Tutto quello che so è che questo spazio ha l'aria di essere come adesso voglio. E' crudo, impetuoso, immediato, diritto all'essenza dei concetti, sporco e scorretto. Il tentativo di smantellare e spazzare via tutto quello che ho gelosamente accumulato. Sarò il temporale durante l'estate, la sbronza dopo la cerimonia buona, il marcio di ognuno che sale a galla, la verità nella finzione. Questo gioco mi piacerà da impazzire.
Stiamo vagando attraverso una bolgia bollente
e ci affrettiamo fieramente bisognosi
ammalati di un mostro che ci divora
senza prevederne l'inizio e la fine.
Io sento vibrare il male dentro
l'inconsapevolezza di essere segnato mi terrorizza
ciò che non vedono gli occhi sono fantasmi ubriachi
aprirò il cuore al divertimento e alla goliardia.
Attrazione per un nome sconosciuto
proferito nella mistica ballata notturna
quando il denaro di tutto il mondo non comprerebbe
che la devozione disperata di un ignobile brigante.
La terra delle locuste e dell'arcobaleno è prossima
ho bisogno di peccare per credere.
Vogliamo cambiare stile
vogliamo ribaltare ruoli
vogliamo ispirare qualcosa di diverso.
Io amo ricadere in certi circoli
scolpisco statue di propositi contorti
indico l'entrata di sudici bordelli.
La savana ci attende
vigliacca e immorale
non siamo che i suoi saggi selvaggi.
Un uomo da buttare
che risparmia fino alla briciola
per riscattare una marea.
Analfabeta della vita
sono un iniquo bollore.
Prendimi.
Il mio tacere servile di fronte
alle devastanti calamità altrui
si perde e scioglie come la vita
che si burla per nascondersi
e non siamo saggi, salvi nè immuni
non esistiamo inconsapevoli
ma balbettiamo come macchiette ipocrite
aspettando e apostrofando la goccia
per esplodere il fatidico vaso
di una biblica resurrezione
che disimpariamo a contemplare.
Azzannando con voracità
gli alberi d'orizzonte
e lasciando alle spalle
l'altrui deserto rosso
tendo alla guerra
nel momento della resa.
Tirando l'incontinenza
di un piacere mai sopito
imprecando la visione
della grata signora ispiratrice
non sopporto i limiti
di chi molto parla di sè.
Raccontami la notte
la tua carrellata di fiabe
l'oscurità di ciò che pretendi e non ottieni
le tue menzogne di fragola
in salute e malattia.
Canta la notte
falla divertire
correndo con la fantasia
frenando di illusione.
Elogia la notte
ognuno ne ha una
tra la ruota del gelo e del carnevale
elegante sul palco della vita
sgomitando per chi spende più ascolto.
Insegui la notte
passeggiando su mozziconi di errori
dentro e fuori l'ego della carne
stupore e solitudine per una pulita sporcizia.
Raccontami la notte
le lune e i pianeti bisbigliano
che queste crisi scivoleranno di velluto
è tempo di ritornare nella stanza blu
sospirando di catturare una cometa.
I want it all.
Accendo il mio incenso per spargere espressioni da dedicarti come mantra color avorio.
Sospiri nella notte mentre un'artista suona le sue note.
Una melodia sinuosa, elegante, fantasiosa.
Sei riuscita dove io ho sempre fallito.
Hai guardato dentro me quando potevi scappare.
Hai inciso il tuo marchio cambiando la forma della tua presenza.
Hai modificato le tue abitudini per farmi sentire amato.
Il bisogno insistente che provo è come sale sulle labbra dopo un bagno d'estate.
Il succo di un'avventura che vorrei mi conducesse in un posto sicuro.
I momenti che ci rubiamo al tempo che corre sono sostegni a cui aggrapparmi.
Vitalità, dov'eri finita mentre mi truccavo di fantasie e succhiavo indecorosi inviti?
Meraviglia, mi seguivi accanto e non me ne accorgevo, stolto e rapito.
Non sono più un bambino eppure continuo a cercare la mano e un cenno dolce e profumato.
Delizia, hai sfilato le mie catene all'alba di un periodo vagabondo e senza apici.
Spendore scarlatto, hai aspettato e sofferto per scommettere sul mio volere.
Se ti perderò, sarà solo il modo per condannarmi con le mie inquietudini.
Se ti lascerò andare, potrò solo ferirmi l'ennesima volta.
Dedizione alle pagine della tua anima che purifica i miei sbagli.
I want you.
Voglio che pensiate che questa sia una lavagna nemmeno tanto immaginaria e voi siete gli alunni.
Vi chiedo di scrivere, c'è già il gesso fresco che vi attende.
Scrivete tutto quello che ritenete debba essere letto.
Dipingete come se ci fosse una tela assolutamente vergine.
Siate soli con voi stessi mentre lo fate.
Potete anche abbandonare la fede, se ne avete a sufficienza.
Allontanate i pensieri, distraetevi da questi periodi ricorrenti di festa.
Qui la corrente è sempre quella opposta al vento, perciò fatevi avanti.
Qualsiasi messaggio di qualsivoglia contenuto sarà dichiarato sacro.
Non c'è lo sbagliato e lo scorretto ma nemmeno il giusto.
Monosillabi, aborti di ideali, slogan, prosopopee, retoriche scarne.
Tutto condisce questa anima, perciò scrivete.
Voglio vedervi recitare da protagonisti sul mio schermo.
La musica non è mai completa e la fame non sarà mai placata.
Il mondo non ci ascolta come dovrebbe e allora possiamo batterlo sull'ultima curva.
Giusto il tempo di rivendicare la parola, prima che parta la pubblicità del panettone.
Allora scrivete, su, non fatevi pregare.
Perchè io ho già pregato in queste feste, attendendo l'alba di un misterioso insicuro e critico capitolo.
L'ho già fatto affinchè il mio guanto sia meno nero e la notte sia meno corta.
Non voglio più essere stanco.
Ricaricatemi, siete la molla del pupazzo allegro che salta dalla scatola colorata.
Vi aspetto e vi bacio quando i riflettori si spegneranno.
Stavolta questo sarà il dono.
Per noi.
E' qualcosa che può essere originale o un indegno buco nell'acqua.
E quando mi specchierò in ciò che avrete calcato, mi sfoggerò più affascinante.
O lo sarò?
Arriva il grande freddo e spira l'impetuso vento.
E ci si morde le labbra, rimuginando che è ormai finito un amore.
Si festeggia sui rimasugli di obsoleti successi.
Un calcolo sbagliato e la ripetizione sclerotica di schemi comuni.
Noi non dovremmo perdere tempo.
Non dovremmo nemmeno rendercene conto.
Potremmo tentare di rubare gioielli dal mondo
indossando un elegante completo di stoffa.
Se esistono angeli che ci parlano da qualche parte,
i diavoli ne succhiano gli intervalli di silenzio.
Il doppio allo specchio.
Se tu esamini gli ingorghi, io accelero le pratiche.
Se tu reclami giustizia, io mi comprometto l'anima.
Se decidi di chiudere la porta, tiro la maniglia.
Se tu parli di grandi verità, io intasco laide bugie.
Se tu respiri, io soffoco.
Si tratta di soffrire bene, è arduo ammetterlo con il doppio e l'altro.
Se tu cerchi spazio, io opprimo i vuoti.
Se tu azzecchi la mossa, io snaturo il risultato.
Se stringi il cuore, allargo i sensi.
Se tu urli il titolo, io bisbiglio il soprannome.
Se tu osservi l'essenza, io desidero la parvenza.
Siamo maschere luccicanti che mescolano cenere con cristallo.
Non andiamo oltre quella blasfema visione.
L'io è un altro oggi, ma lo zero non viene menzionato.
Cercando di incrociarsi e condividere bytes,
vanità e oblio e necessità
ma allora perchè attraverso quel fottuto specchio guardiamo il medesimo cadavere?
Una pinta di questo, due centimetri di quello, tre grammi di quell'altro.
Mi accorgo del sovraccarico in una giornata media di parole, molte delle quali cariche di vuota irresponsabilità, tantissime che difettano nel dire, indizi di un crimine che qui chiamano superficialità.
E allora succede che mi rifugio in un silenzio irrequieto, valvola di equilibrio che l'altro non comprende, non accende, non dipende.
Ci si affaccia alla finestra delle situazioni, scrutando l'evolversi degli eventi e dando il buongiorno al fallimento in una società che mischia crisi e apparenza, recessione e speranza.
Un cartello stradale arrugginito e abbandonato in mezzo a un dedalo irrisolvibile, aspettando che spiri il vento della novità.
Poi si ride, tentando di andare avanti o di riparare o di ricominciare o di affondare. E ci si piace anche un po', zoppicando d'ironia e autostima.
Vi firmo le iniziali con un rossetto sullo specchio, nudo dopo una notte di percezioni incomplete.
Whisper. So far away.
Una pinta di delusione, due centimetri di orgoglio, tre grammi di insolenza.